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Questo post lascia spazio ai nostri amici Camaldolesi. Natale, dall'Eremo di Monte Giove, vicino a Fano ha scritto una bella "Lettera agli Amici" (periodico Camaldolese) che ci ha permesso di pubblicare sul nostro sito. L'Orto degli Ulivi in piena sintonia con Natale ha pensato di renderlo consultabile a tutti i lettori del nostro sito/blog.
Buona Lettura!
Aggiornamenti dall’ Eremo di Monte Giove
Da pochi mesi la comunità monastica di Monte Giove (Fano) è aumentata di numero: al nucleo storico, composto da Colombano, David e Vincenzo, si sono aggiunti dall’Eremo di San Giorgio Giulio e Natale, mentre da Fonte Avellana è giunto Salvatore. Ora siamo in sei e nel nostro piccolo cerchiamo di portare avanti uno stile di vita semplice ed essenziale.
Come tutta la nostra congregazione, così anche noi stiamo riflettendo aiutati dall’associazione Bilanci di Giustizia (www.bilancidigiustizia.it); grazie a queste riflessioni siamo venuti a conoscenza del Movimento Decrescita Felice, fondato da Maurizio Pallante (www.descrescitafelice.it).
Proprio verso la fine di ottobre, Maurizio ha trascorso una giornata a Monte Giove e Fonte Avellana.
Visto anche che ci stiamo avvicinando al periodo natalizio, dove i consumi aumentano in modo esponenziale, ci pareva opportuno condividere con voi alcuni principi di questo interessante modo di concepire la crescita non solo economica di un Paese:
- 1. Distinzione tra beni e merci
Nel classico paradigma della crescita (di cui il famoso PIL – Prodotto Interno Lordo- ne è l’indicatore), la ricchezza è data dal valore monetario delle merci, cioè dei prodotti e dei servizi scambiati con denaro.
Ma il concetto di bene e il concetto di merce non sono equivalenti: non tutti i beni sono merci e non tutte le merci sono bene.
Un esempio per capirci meglio:
Se percorro un tratto di strada con un’automobile, consumo carburante e quindi aumento il PIL; se inoltre, disgraziatamente, incappo in un incidente, sfascio l’automobile, vengo portato al pronto soccorso, aumento ancora di più il PIL, perché devo riparare l’auto, l’ospedale utilizza dei materiali per guarirmi, ecc… insomma faccio girare denaro.
Se invece riesco ad autoprodurre frutta e verdura nel mio orto (con una qualità superiore della frutta e verdura che si possono trovare al supermercato), non aumento il Pil, perché non passo attraverso l’intermediazione mercantile; la mia frutta e verdura non sono merci.
Credo che nessuno penserebbe che nel primo esempio io abbia prodotto dei beni, ma comunque è aumentato il PIL!
- 2. Una società basata sul paradigma della crescita secondo il PIL:
- - ha come indicatore della ricchezza il denaro.
- - deve sostituire progressivamente i beni con le merci
- - deve far crescere l’offerta e aumentare la produttività
- - ha bisogno di merci che diventino obsolete in breve tempo, in modo da abbreviare i tempi di sostituzione;
- - ha necessità di esseri umani incapaci di tutto, perché così sono costretti a comprare tutto.
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- 3. Una società basata sul paradigma della Decrescita Felice:
- - ha come indicatore della ricchezza la disponibilità di beni necessari a soddisfare i bisogni essenziali (che sono quelli spirituali e relazionali);
- - si colloca al di fuori della dialettica del consumo;
- - preferisce l’autoproduzione: continua a produrre sotto forma di beni tutto ciò che, prodotto come merce, comporterebbe un peggioramento qualitativo. (Un esempio: Lo yogurt fatto in casa è qualitativamente superiore a quello comprato al supermercato; inoltre non produce rifiuti, non deve fare centinaia di chilometri per giungere sul mio tavolo); ma si limita a produrre sotto forma di merce soltanto ciò che non può essere autoprodotto sotto forma di bene.
- - non ha pregiudizi antiscentifici o antitecnologici: anche qui un esempio per capire: è necessaria molta più tecnologia per costruire una casa che, per il riscaldamento, impieghi 4-7 litri di gasolio per metro cubo (come succede a Bolzano) invece che 20-25 litri (che è la media nazionale italiana). Tutte le innovazioni tecnologiche che riducono l’impronta ecologica (meno consumo di energia) comportano una decrescita economica, ma migliorarno la qualità degli ambienti e la vita degli esseri umani. Una decrescita felice appunto;
- - riduce l’incidenza delle merci nella soddisfazione dei bisogni essenziali e richiede quindi un potenziamento di beni autoprodotti, attraverso lo sviluppo e la diffusione di un sapere finalizzato al saper fare che rende più liberi ed autonomi;
- - rivaluta il lavoro manuale ed artigianale, una ricomposizione unitaria del sapere, la riunificazione del sapere come si fanno le cose (cultura scientifica) con la ricerca del senso per cui si fanno (cultura umanistica);
- - promuove una concezione di lavoro slegata dalla rimunerazione economica: perché chi produce i famosi Babbi Natale che si arrampicano sui balconi (del tutto inutili) lavora, mentre una casalinga che dedica tempo ai figli o a qualche parente anziano invece no?
(Chissà, forse la stessa casalinga realizza il Babbo Natale per pagarsi la baby sitter!)
- - pone come uno dei valori fondanti la sobrietà, per ottenere di più con meno, distinguendo il più dal meglio, la qualità dalla quantità.
Non si tratta, crediamo, di volere ritornare nostalgicamente a un tempo passato o di voler creare una società totalmente autarchica, chiusa in se stessa, ma forse è un serio tentativo di dare importanza alla lentezza, alla durata, a un’idea di progresso che non sia una serie di cesure, ma che sappia cogliere il buono che viene dal passato; si vuole evitare di ridurre la persona a consumatore o acquirente, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; si cerca di attribuire più importanza alla qualità, alla gioia, al condividere e non al competere… per dilatare la dimensione affettiva e spirituale, sostituendo all’adoperarsi per fare sempre di più, l’operare meglio per dedicare più spazio alla contemplazione, all’ozio virtuoso.
Una prima forma di concretizzazione è rappresentata dai gruppi legati ai Bilanci di Giustizia e ai GAS (Gruppo di Acquisto Solidale); parliamo di persone singole o famiglie che, unendosi, realizzano stili di vita diversi; favoriscono, ad esempio, gli acquisti di prodotti locali, che assicurano il rispetto delle persone che lavorano e dell’ambiente.
Tante possono essere le attuazioni, basta un poco di creatività…
L’augurio che ci scambiamo sia quello che, accogliendo la Pienezza di Vita del Natale del Signore, possiamo ripartire con l’anno nuovo con un impegno verso una maggiore consapevolezza nella realizzazione di circoli virtuosi.
Natale Brescianini, Eremo di Monte Giove
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